Marginalia

Vim snippets

Questa è la sezione dove mi appunto gli snippets per Vim, così se non mi ricordo qualcosa posso venire qui.

Comandi personalizzati

Generare un PDF con Pandoc. control + g.

Creare un nuovo file in Vim con nerdtree

È molto semplice, una volta aperto nerdtree digitare m per aprire il menu di gestione dei file.
Quindi digitare a per aggiungere un nodo, ovvero un file. Tutto qui.

This is a new file

Dove ma lo metterà?

Ottimo, credo di aver trovate il mio workflow ideale per la realizzazione del mio sito. Dovrei provare con l'inserimento di una immagine.

Una notazione, dovrei razionalizzare un poco ed evitare di essere schiavo della mia ambizione di avere un workflow totalmente frictionless, un po' di lavoro serve farlo. Non devo essere pigro.

Volevo anche provare con un po' di HTMLche dovrebbe consentire un po' di libertà andando oltre le costrizioni del CSS.

Lorem ipsum dolor sit amet...

Il testo qui dovrebbe essere colorato in Purple Plum, vediamo.

Vedi? Continuo a saltare da un editor all’altro, mi sto dando troppe possibilità Le restrizioni alla fine aiutano la concentrazione. La cosa positiva è che essendo un workflow basato su file di testo qualsiasi editor utilizzi la modalità di scrittura e pubblicazione non cambia

In effetti questo è un sistema agnostico rispetto a strumenti e sistema operativo.

Questo è un esempo di details

Vediamo se dopo il tag viene supportato il *markdown* oppure devo continuare a utilizzare `HTML`. Direi che il markdown non funziona devo utilizzare HTML, me ne farò una ragione. Lorem ipsum dolor sit amet, consectetur adipiscing elit. Etiam sed mi odio. Quisque placerat semper gravida. Aliquam nec commodo neque. Phasellus tortor enim, lobortis vitae libero a, aliquet viverra arcu. Mauris elementum augue eros, ac elementum purus condimentum non. Sed tincidunt facilisis est, ut sagittis ligula vehicula ac. In libero nibh, bibendum quis ipsum ac, facilisis tincidunt dui. In hac habitasse platea dictumst. Integer at mi sed metus vehicula vestibulum. Sed sed ipsum purus.

Devo regolamentare l'uso del <details> che non deve diventare troppo invasivo.

Sto provando a costruire il workflow.

Ritagli

1 aprile 2021

Non prendo mai sul serio le mie, peraltro scarse, conoscenze.

Thinking

I've had a lot of to-do lists over the years. They helped me achieve quite a bit of things, but not always the right things, and certainly not always in the most effective manner.

Looking back, there was one chore that I should have put on every list and saved time for every day.

That missing item was "Thinking."

I mean serious, not off-the-cuff, thinking where time is dedicated, assumptions are examined, unknown subjects are identified, plans are challenged, and conclusions are at least tentatively reached. This need not be done on a mountaintop, but it should be done.

And I can attest to one thing: it does not occur automatically. You have to approach it with care and attention.

Michale Wade

Like so many things, the order is not optional.

And yet, we often do the least-scary or easiest parts first, regardless of what the order of operations tells us. Seth Godin

so. “Reality exists in the human mind, and nowhere else,” George Orwell noted in 1984.

Careful what you wish for

21 Feb 2021 at 10:09

Because wishes don’t always come true, but wishing takes a lot of time and energy and focus.

What you wish for determines how you’re spending a juicy part of your day. If you wish for something you can’t control, that might fill you with frustration or distract you from wishing that could lead to productive work.

Better to wish for something where the wishing itself is a useful act, one that shifts your attitude and focus.

Per quanto sia radicata nelle nostre abitudini e nella saggezza popolare, la conferma può essere un errore pericoloso.

La conoscenza, anche quando è esatta, non porta sempre ad azioni adeguate perché se non facciamo attenzione tendiamo a dimenticare ciò che conosciamo oppure scordiamo come elaborarlo in modo corretto, anche se siamo degli esperti.

Malvino: Il bugiardino dell’Aspirina e altre carabattole

Lunico scampo è offerto solo dallentrare in clandestinità: chiudere tutti gli account, ritirarsi nella vita vera.

Stepanovich on Twitter

Il medium è il messaggio (o il massaggio)

Forse è questa la vera fiducia in se stessi: la capacità di osservare il mondo senza necessariamente trovare qualcosa che lusinghi il proprio Io.

Questo vuol dire che siamo più bravi a spiegare che a capire? Vediamo.

Quadrilocale via Hope 36, Sanremo | 4 locali | 150 m²

Nota – Pro notes app designed for local Markdown files.

Reading list

Hello, World!

"Hello, World!" program generally is a computer program that outputs or displays the message "Hello, World!". Such a program is very simple in most programming languages, and is often used to illustrate the basic syntax of a programming language. It is often the first program written by people learning to code.1  It can also be used as a sanity test to make sure that a computer language is correctly installed, and that the operator understands how to use it.


  1. James A Langbridge (3 December 2013). Professional Embedded ARM DevelopmentISBN 9781118887820

How to generate this blog

Get PHPetite to convert Markdown files into a single HTML file with inline, compressed CSS.

  1. Write posts in /content
  2. (Optional) include any images under the /content/img/ directory
  3. From the command-line run:
bash build.sh

This will generate both the single file HTML page, along with an atom.xml file for the use of an optional RSS feed.

These two files are output into the _site directory.

Advanced options

Looking for more advanced configurations, such as creating custom pages, editing homepage content and styling? Take a look at the Github repo or the official website phpetite.org.

Thank you, have a nice day.

Markdown examples

On top of plain Markdown, Markdown Extra adds support for footnotes, abbreviations, definition lists, tables, class and id attributes, fenced code blocks, and Markdown inside HTML blocks.

Additionally, images are properly enclosed in figure elements (with optional figcaption), and the loading="lazy" attribute is added.


This is bold, italic, this is an internal link, this is not code, press alt.

This is the image alt text
This is the image caption (line begins with a space)
This is the alt text of a missing image

This text is in a blockquote.

This is a level 2 heading

This is the alt text of a missing image

This is a level 3 heading

  1. This
  2. is
  3. an
  4. ordered list
This is
    preformatted
  text.
this is a table header this column is right-aligned
these content 1234
are cells 56789

This sentence has a footnote.1


  1. This is a footnote 

Test page

Riflessione, il mio ecosistema è essenzialmente Apple based, questo è ciò che uso nel quotidiano. Perché mai devo complicarmi la vita nel quotidiano.

Citazione erudita

L'acqua che tocchi de' fiumi è l'ultima di quella che andò e la prima di quella che viene. Così il tempo presente.

No lo sapevo ma con il tag <kbd> è possibile evidenziare un tasto della tastiera, per esempio CTRL.

Header 2 la tipografia

Bold

Italic

Strikethrough

Devo capire come abilitare la preview.

Liste

Va bene iniziamo con una lista non ordinata, ovvero senza numeri.

Ora invece una lista ordinata, ovvero numerata.

  1. uno
  2. due
  3. tre
  4. quattro

Pandoc

Ma che bello posso fare pa preview del file compilato con Pandoc, adesso devo capire come impostare il front matter per formattare il documento. Proviamo.
Il comando dovrebbe essere Pandoc! pdf.

Va bene,adesso come al solito perderò un sacco di tempo a cercare lo schema colori che mi piace di più.

Intanto vediamo se Synctex funziona con Skim. Provo a compilare.

Un blocco di codice

php _phpetite/phpetite.php > _site/index.html
php _phpetite/rss.php > _site/atom.xml
sleep 1
cp _site/*.* /var/www/html

Tabelle

Questa dovrebbe essere una tabella.

uno due tre
centrato sinistra destra
grassetto corsivo normale

Vediamo se viene generata correttamente.

Perfetta!

Veloce davvero. Ora ho modificato il visualizzatore di PDF, vediamo se quando compilo questa volta mi apre Skim.

Alla prima non ha funzionato, riprovo. Sto cercando di capire come funzionano i template. Ci riprovo. nada, genera HTML.

Magari mi funziona l'evidenziato, che in Pandoc dovrebbe essere così: ::evidenziato::.

No, direi che non funziona.

Ora ho aperto con Macvim direttamente dal finder.

Vediamo se riesco anche a generare il PDF.

Non velocissimo direi. Riproviamo, sto provando da console anziché da MacVim.

Sempre lento, forse meglio in questo caso compilare direttamente dalla shell. Intanto devo installare sia Pandoc che MacTex sul server.

Era già tutto installato, ora devo solo compilare e poi siamo a posto.

Funziona tutto egregiamente, ho tutto quello che mi serve. Questo è il mio workflow, tutto il resto è lavoro occasionale che posso fare tranquillamente con l'iMac dell'ufficio.

Pertanto ora non ho più scuse, devo FARE.

La cosa notevole di utilizzare Vim è la consistenza tra le varie piattaforme. Al netto della possibilità del terminale di visualizzare più di 256 colori (per esempio Blink su Ipad non lo consente) che non consente l'utilizzo di schemi colore pensati per più di 256 colori, tutto il resto è uguale. L'esperienza d'uso è identica e consistente.

Ovviamente anche la UX è consistente, tutto da tastiera.

Bene, dovrei avere sistemato i Plugin anche sul server, proviamo a compilare.

Non ho idea di quanto serva per compilare il PDF con Pandoc, provo a faccio partire un cronometro.

Intanto non blocca Vim e posso continuare a lavorare, però questa cosa ad anello aperto non mi piace per nulla.

Allora, se compilo dal riga di comando è tutto più veloce, devo quindi fare una macro che compili il buffer attuale con pandoc % -o %:r.pdf --pdf-engine=xelatex così dovrebbe funzionare tutto.

Ho modificato la macro, ora provo.

Mi sa che è diventato un tantinello lento, ma si perde la configurazione della tastiera?

Non mi pare in effetti che sia grossa differenza tra l'editing con Vim direttamente sul server e qui si TextTastic.

Va bene devo modificare il front matter per ottenere la carta intestata di nexo.

Non riesco a trovare uno schema colori che mi soddisfi quando scrivo in Markdown, forse dovrei scegliere uno schema semplice, monocromatico, che si abiliti automaticamente quando apro un file con estensione md.

Lo cerco e lo provo.

Ve bene, domani mi devo ricordare di sistemare il front matter in maniera definitiva.

TODO

Provando e riprovando forse sono riuscito a trovare la quadra.

Un deciso no a Gdrive che terrò solo per la condivisione delle cose di lavoro e come backup.

Tutto si iCloud con un symlink alla cartella file, metterò tutto qui e sarà il mio file system cloud.

Se la sincronizzazione funziona come dovrebbe avrò tutto sui miei device senza peraltro installare applicazioni di tersi, poi su iPadOS il workflow sarà ancora più semplice perché iCloud è supportato (ovvio) nativamente. Non ci saranno quindi problemi con nessuna app. Questo però mi lega all'ecosistema Apple. Pazienza, me ne farò una ragione.

Visto? Già sincronizzato sul mio iMac. Si così funziona, facilita anche il backup. Di fatto ne avrò uno su ogni macchina sincronizzata con il mio account di iCloud.

Posso anche scrivere con qualsiasi altra app, per esempio ora sto utilizzando iAWriter che, tra l’altro, genererà un’anteprima ignorando il front matter.
Questo mi consente di non attivare la VPN, quanto meno per l’editing del testo. Servirà poi per la generazione del PDF con Pandoc // LaTeX.

In effetti ho svariate soluzioni. La compilazione in PDF rimane un poco macchinosa ma è l’ultimo dei problemi.

Mi piace.

Ora non resta che produrre, produrre e poi ancora produrre.

Devo dire che anche se sono collegato in locale la velocità non è poi così differente rispetto alla VPN.

Molto bene benissimo.

now

Hello, my name is Davide Gallesi I live in Milano, Italy. It's summer and this is what I'm doing now.


The /now page movement has been inspired by Derek Sievers.

Digital garden

This is the Digital garden page, following an internal link to the now page.

Questo è un link all’articolo l’agnosticismo scomodo di Luciano Floridi.

Devo capire come strutturare le pagine, intanto devo eliminare i link dal footer. Ci dovrà comunque essere un punto di “atterraggio” da cui partire per accedere alle sezioni principali. Dopo mi faccio una mappa mentale.

Ma parliamo anche del workflow di pubblicazione.

Posso scrivere con iAWriter (cosa che sto facendo ora) che usa Files app sincronizzata con SecureShellFish, oppure con Vim dentro una finestra di terminale usando Blink.
Posso scrivere con TexTastic, anche lui utilizza Files sincronizzata con SecureShelleFish.
Non ho problemi a trovare qualcosa con cui scrivere.
Ho problemi a scrivere.

Per esempio adesso sto scrivendo con TexTastic. Ora vediamo se riesco a generare ilmfile HTML.

Bene, ho creato un comando rapido che dovrebbe consentirmi di eseguire lo script di deploy. Proviamolo.

Non funzionava, però ora sembra di si. Se così fosse potrei tranquillamente fare tutto da qui senza mai accedere al terminale.

Riprovo.

Yes!.

Non era un problema dello script che funziona benissimo, è la sincronizzazione con ShellFish che probabilmente ha qualche problema.

Ora riprovo.

Ora per esempio sto scrivendo con TexTastic e provo a genarare il sito utilizzando il comando rapido. Forse dovrei fare prima una generazione parziale con anteprima del file HTML, poi quando tutto è a posto faccio la copia sulla root del sito.

L’agnosticismo scomodo e la sua speranza

04 gennaio 2021

Passiamo la vita adulta a schivare le domande più difficili, quelle che nascono come curiosità da bambini, e ci assalgono come dubbi quando siamo anziani. Tra queste risalta la domanda sull’esistenza di Dio. È la più importante non solo a causa dell’argomento, ma anche perché la risposta è la prima tessera del domino rappresentato dalla nostra vita. A seconda di come cade la “tessera di Dio” seguono ricadute diverse su scelte e speranze, certezze e paure, gioie e dolori, significati e comportamenti. Tutto ciò è vero anche per gli inconsapevoli. Ogni vita umana si può interpretare come una risposta nei fatti alla domanda su Dio (una testimonianza, si direbbe in termini meno laici). Gli atei danno una risposta negativa, anche se solo implicita. Alcuni di loro, quelli militanti, hanno tanta fede nell’inesistenza di Dio quanta i credenti ne hanno nella sua esistenza. Per loro l’impossibilità di Dio è una religione dell’assenza, alla quale, incoerentemente, non applicano le stesse obiezioni che muovono contro una religione della presenza. Ci sono poi atei anche tra i praticanti, i religiosi, gli ottemperanti, che non negano Dio a parole ma si comportano di fatto come se Dio non esistesse. Sono i farisei che “dicono e non fanno” ( Matteo 23, 3). Agli atei si antepongono i teisti. Non si tratta solo di coloro che credono nell’esistenza di Dio, perché anche in questo caso conta la prassi: molte persone che affermano di essere non credenti poi di fatto si comportano come se Dio esistesse. Le chiamiamo spirituali, coscienziose, buone, pie. Infine, ci sono gli agnostici. Siamo un grande popolo di incerti, spesso ignorati dal dibattito tra atei e teisti.

Alcuni sono agnostici pigri, ai quali manca la volontà di decidere da che parte stare. È l’ agnosticismo comodo, per adattare un’espressione usata negativamente da Papa Francesco, che caratterizza la vita distratta, superficiale, disimpegnata, irriflessa. Gli agnostici comodi, nel dubbio, si astengono o rimandano, senza capire che questo è già decidere: Dante li mette all’Inferno come ignavi.

Invece, l’ agnosticismo scomodo è quello che cerca risposte e soffre per la loro assenza. Un agnostico scomodo è come un assetato nel deserto: se non si disseta è per impossibilità, non per pigrizia. Rifiuta di essere catalogato come mero non credente insieme agli atei, perché non crede nell’inesistenza di Dio, anche se non è in grado di credere nella sua esistenza — non più, per uno come me “agnostico di ritorno”, o non ancora, per chi la fede non l’ha mai avuta ed è “agnostico di partenza”. Non ha, o ha perso, la fede nella presenza di Dio senza aver acquisito la fede nella sua assenza. Ha sete, ma non sa se c’è fine all’aridità del deserto.

L’agnostico concorda con credenti e non credenti su un punto di partenza. Se Dio esiste, esiste necessariamente, come un triangolo che necessariamente ha tre lati, non come un triangolo che è accidentalmente blu. Al contempo, se Dio non esiste, non esiste necessariamente, come non esiste un triangolo quadrato, non come una scultura triangolare mai realizzata ma che sarebbe potuta esistere. Si tratta del punto di partenza del famoso argomento ontologico a favore dell’esistenza di Dio. Purtroppo, nel corso dei ragionamenti che seguono da questo punto, i disaccordi crescono, l’incertezza aumenta, e l’agnostico torna a dubitare scomodamente, incerto tra chi ritiene l’argomento ontologico una dimostrazione inconfutabile, come Cartesio, Leibniz, Hegel, o Gödel, e chi lo rigetta come una fallacia logica, come Kant o Russell.

Ciò non toglie che anche l’agnostico può essere pio. È così che Papa Francesco ha definito Carlo Petrini, il fondatore di Slow Food, per la sua “pietà per la Natura”. L’agnostico pio si comporta meglio di certi farisei. Su questo l’enciclica Fratelli Tutti ha parole molto gentili. E se è un agnostico non solo scomodo ma anche “di ritorno”, sa che la perdita della fede è la più grave di tutte, perché rende tutte le altre perdite definitive. Senza Dio, ogni morte è perenne; il dolore è irriscattabile; l’ingiustizia è irrimediabile; l’assenza di significato è incolmabile. L’assenza di Dio è l’eternità del male non come qualcosa, ma come evento irreversibile. Solo la presenza di Dio può annullare il male e ripristinare (non meramente restaurare) il bene come intatto. Sono costi tragici, che il credente non è disposto a pagare; che l’ateo deve avere il coraggio titanico di affrontare; e che l’agnostico pena a far quadrare.

L’agnostico sa anche che senza Dio viene meno l’opportunità di essere grati per tutto quel bene che accade senza alcuna ragione apparente. Senza Dio il male è tragicamente permanente, e il bene naturale — quello che non è dovuto alla volontà umana — è solo casuale, come l’incontro fortuito con la persona che si ama, e tutte le altre cose belle per le quali non si può ringraziare nessuno. Anche i romani ringraziavano la dea Fortuna, e i greci potevano essere grati a Agathe Tyche, la “Buona Sorte” (tyche in greco significa “accadere per caso”). Invece l’ateo può solo congratularsi con se stesso per essere stato fortunato, mentre all’agnostico resta il dubbio se si tratti di casualità o causalità, accidente o disegno. L’impossibilità di essere grati per il bene naturale ricevuto è una perdita profonda perché la solitudine della gioia ne diminuisce il valore. Come nel caso dell’assenza della fede, anche il bene naturale ha un valore doppio: di base, in quanto bene, e aggiunto, come bene che è parte di un contesto condiviso più ampio anch’esso buono. Così la gratitudine per il bene ne esalta il valore, come una bottiglia di vino, che è più buona se condivisa con altri.

L’agnostico “di ritorno” rimpiange la fede senza essere in grado di riottenerla. Ha tuttavia una consolazione. Nel famoso passo della Prima Lettera ai Corinzi, San Paolo elenca le virtù teologali: «Queste dunque le tre cose che rimangono: la fede, la speranza e la carità; ma di tutte più grande è la carità!» ( 1 Corinzi 13, 13). Il credente può praticarle tutte; all’agnostico ne manca una, la fede, perciò si avvicina al credente per due terzi. Entrambi condividono con l’ateo la carità che quindi, anche in versione secolare e non paolina, resta la virtù più importante, perché accomuna tutti: credenti, non credenti, e agnostici. Ma è sulla speranza che l’agnostico può focalizzarsi. Per chi dubita dell’esistenza di Dio sul serio, come chi dubita di aver vinto o meno alla lotteria, la fede si scontra con la ragione e con i fatti, ma la speranza resta un’opzione ragionevole. È irragionevole credere di aver vinto alla lotteria, ma è ragionevole sperarlo. Per l’agnostico credere nell’esistenza o nell’inesistenza di Dio è impossibile, ma sperare che Dio esista e quindi comportarsi di conseguenza resta un’opzione del tutto plausibile, anzi diventa una virtù della ragione conoscitrice (epistemica, diremmo noi filosofi). Perché se la scelta è tra sperare che Dio esista e sperare che Dio non esista, la risposta è semplice. Il Salmo 14, dal quale parte la prova ontologica per l’esistenza di Dio, dice che: «Lo stolto ha detto nel suo cuore “non c’è Dio”». Tradotto in una teologia della speranza si può allora dire che solo lo stolto spera che Dio non esista, che il bene sia transeunte, e che il male sia perenne. Perciò all’agnostico scomodo, che non riesce a scommettere ragionevolmente come Pascal sulla fede, rimane la virtù epistemica di investire nella speranza, restando incerto senza essere stolto.

di Luciano Floridi

L’agnosticismo scomodo e la sua speranza

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Ho modificato HTML per avere la favicon, chissà se funziona.

Ora sto provando Netlify vediamo se il deployment manuale funziona.
Funziona, adesso devo capire com fare la pubblicazione automatica dopo il deploy.